Pinacoteca di Brera-

Sito della Pinacoteca di Brera- Cartoline dal Risorgimento




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Cartoline dal Risorgimento

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Tra le collezioni della Pinacoteca di Brera, i dipinti che hanno una esplicita connessione con gli eventi o il clima risorgimentale non sono molti, anche se tra essi si conta una autentica icona nazionale come Il bacio di Francesco Hayez.

In occasione del 150° dell'Unità d'Italia si propongono in un percorso virtuale, che consente una visione ravvicinatissima, alcune di queste tele, che con sensibilità diverse ricordano fatti, momenti, clima del processo di unificazione italiano.



Francesco Hayez (Venezia, 1791 - Milano, 1882) 


Dopo una solida educazione artistica di stampo neoclassico condotta tra Venezia e Roma , dagli anni Venti lavora a Milano, dove diviene il massimo esponente del Romanticismo storico.

Titolare della cattedra di pittura presso l'Accademia di Brera esercita un'influenza vastissima, grazie anche ad un magistero che sapeva unire rigore compositivo, perfezione mimetica e sapiente uso dei colori. Ritrattista straordinario e ricercatissimo, è stato anche uno dei principali interpreti dell'impegno civile e patriottico nella pittura di storia, tanto che Mazzini lo riteneva "capo della scuola di Pittura Storica, che il pensiero Nazionale reclamava in Italia". 


  • Il bacio. Episodio della giovinezza. Costumi del XIV, 1859 - olio su tela, cm 112 x 88 

Il dipinto raggiunse un'immediata popolarità fin dalla sua presentazione a Brera il 9 settembre 1859, tre mesi dopo l'ingresso trionfale in Milano di Vittorio Emanuele II e di Napoleone III, alleati vincitori contro l'impero austriaco anche se con l'armistizio di Villafranca restavano ancora all'Austria Venezia e il Veneto. Corrisponde alla prima versione che Francesco Hayez diede del soggetto, realizzata per il conte Alfonso Maria Visconti di Saliceto, che lo avrebbe destinato alla Pinacoteca nel 1886. Le ragioni del successo vanno ricercate non solo nella strepitosa qualità esecutiva, dove teatralità e naturalezza si incontrano, ma anche nell' l'universalità del tema -la forza dell'amore-e nella capacità di incarnare gli ideali mazzininani. Autentico augurio di crescita per la giovane nazione, così va interpretato il sottotitolo), lo struggente bacio che si scambiano i due giovani allude anche all'alleanza stretta tra Italia e Francia durante le Guerre d'Indipendenza. Dall'abbraccio tra le due nazioni era appena nata la nuova Italia e i colori delle vesti dei due amanti, resi con grande evidenza materica, lo ricordano riprendendo quelli delle due bandiere nazionali.

L'intensità emozionale della scena è poi resa più forte dall'inquietante ombra che compare a sinistra sulle scale, suggerendo, invincibilmente, un senso di pericolo, espressione forse della preoccupazione di Hayez e dei contemporanei rispetto al compimento del sogno risorgimentale.




Gerolamo Induno (Milano, 1825 - 1890)


Fratello di Domenico, anch'esso pittore, si forma a Milano. Come molti intellettuali ed artisti era impegnato in prima persona nelle lotte risorgimentali: si arruola infatti tra i garibaldini e, più tardi, sarà uno dei pittori ufficiali dell'Italia unita, dipingendone i fatti d'arme più importanti ed eseguendo ritratti di Garibaldi e Mazzini.

Le due piccole tele qui proposte però sono precedenti alle grandi opere celebrative e narrano i risvolti più privati dell'epopea risorgimentale :con una pennellata veloce, di forte impatto emotivo, l'artista cattura con ricchezza di dettagli e gusto per l'aneddoto minuto, momenti di forte intensità sentimentale nella vita dei patrioti e dei loro familiari 


  • Un grande sacrificio,1860 -olio su tela, cm. 60,5x45, firmato e datato in basso a destra 

Dall'Accademia di Belle Arti di Brera.

Il dipinto fu acquistato dall'Accademia di Belle arti di Brera nel 1860 con il fondo Esposizioni.

In una povera stanza è ripreso a distanza ravvicinata il momento del saluto tra un'anziana donna (la nonna?, la madre?) ed un ragazzo quasi imberbe, con tutte le goffaggini dell'adolescenza, che, indossata la camicia rossa si avvia a raggiungere Garibaldi. Caratterizzata da raffinati accordi di toni bassi su cui spiccano tra tutti il rosso della giubba ed il verde del fogliame che fa capolino dalla finestra, l'immagine accresce il tono di intimità domestica attraverso minuti dettagli: la sedia bassa da lavoro e l'arcolaio abbandonato, le forbici, il ritratto di Garibaldi, le mattonelle consunte…

Con grande abilità registica il pittore sottolinea il nucleo sentimentale della scena (lo slancio della donna, l'emozione trattenuta del ragazzo, l'oscura incertezza che domina il futuro) conferendo ad un episodio di cronaca privata una esemplarità in cui molti italiani, combattenti o familiari di combattenti che avevano sperimentato il momento del distacco, si saranno certo riconosciuti. 


  • Triste presentimento, 1862 - olio su tela, cm 67 x 86, firmato e datato in basso a destra "Ger.mo Induno 1862" 

Presentato nel 1862 all'annuale esposizione di Brera, il dipinto fu acquistato dal Ministero della Pubblica Istruzione e assegnato nel 1882 alla Pinacoteca di Brera. In una camera in grande disordine, una giovane donna sta contemplando con accorata apprensione un ritratto dell'innamorato, probabilmente al fronte. Ce lo dicono alcuni dettagli della stanza: il piccolo busto di Giuseppe Garibaldi nella nicchia a parete, l'illustrazione di una scena di barricate appiccicata all'imposta della finestra, la stampa con la riproduzione de Il bacio di F. Hayez, i vestiti appoggiati alla sedia davanti al camino, i cui colori rimandano al tricolore italiano. La presenza de Il bacio registra la straordinaria popolarità del dipinto a tre soli anni dalla sua presentazione, che in questo contesto trae giustificazione sia per il tema amoroso sia per il suo significato più propriamente patriottico.




Mosè Bianchi (Monza, 1840 - Milano, 1904) 


Si forma presso l'Accademia di Brera a Milano, ma tappe importanti per la sua crescita professionale sono anche i soggiorni a Parigi ed a Venezia. Giovanissimo (1859) segue Garibaldi nella prima guerra di indipendenza e la passione risorgimentale gli suggerisce il tema per numerose scene di genere di tono sentimentale a sfondo patriottico.

La sua pittura virtuosistica e sontuosa dal punto di vista coloristico fu però assai apprezzata anche in altri generi che variano dalle scene galanti neosettecentesche, al paesaggio a bozzetti di vita contadina.


  • I fratelli sono al campo! Ricordo di Venezia, -olio su tela, cm. 149x104, firmato in basso a sinistra 

La tela fu presentata nel 1869 all'Esposizione annuale di Brera e fu subito acquistata dal Regio Ministero dell'Istruzione pubblica per l'Accademia. Il suo successo fu immediato, complice anche l'attualità del tema. La scena infatti, con tre giovani donne di diverso ceto sociale vestite di bianco di rosso e di verde immerse in preghiera all'interno di una chiesa è ispirata alla terza guerra di indipendenza combattuta solo tre anni prima per la liberazione di Venezia e del Triveneto. I sottintesi patriottici sono espressi con grande forza. Le tre donne vicine all'altare, due prostrate e piangenti, la terza compostamente ritta con un libro di preghiere in mano esprimono varie gradazioni di sentimento, senza però concessioni facili al patetico. Addirittura non mostrano i loro volti, rappresentando così la pena di tutti per i combattenti lontani. I colori saturi, frutto di un attento studio dei maestri veneziani del Cinquecento si accendono sotto la lama di luce tranquilla che ci fa intravvedere la chiesa e sono stesi con pennellate vibranti ma franche, capaci di restituirci anche la diversa consistenza delle stoffe, la morbidezza di una mano, la politezza del marmo .




Giovanni Fattori (Livorno, 1825 - Firenze, 1908)


Grande pittore realista, tra i punti di riferimento del movimento macchiaiolo, Fattori ha raccontato l'epopea risorgimentale in maniera non convenzionale ed antiretorica, privilegiando gli episodi secondari, dipingendo le retrovie, i carri dei feriti e dei rifornimenti. Delle battaglie mostra i momenti di confusione e stanchezza, la fatica e la paura, la routine della vita militare con una pittura sintetica e potente. Le ambientazioni sono spesso ridotte ed essenziali, le forme definite con sobrietà grazie ad un chiaroscuro mobile ma definito . 


  • Episodio della battaglia di Custoza. Il principe Amedeo ferito, viene accompagnato all'ambulanza, 1870 - olio su tela, cm 100 x 265 

Dopo esser stato esposto nel 1870 alla Mostra Italiana di Belle Arti a Parma, nel 1872 il dipinto fu all'Esposizione Nazionale di Belle Arti a Milano, dove la commissione, che comprendeva anche Francesco Hayez e Gerolamo Induno, ne deliberò l'acquisto per la Pinacoteca di Brera. Di grande formato, rappresenta uno degli episodi più popolari della cruenta battaglia di Custoza, avvenuto il 24 giugno 1866 (terza guerra d'Indipendenza) quando il ventunenne Amedeo di Savoia rimase ferito durante un assalto alle alture del Monte Croce. Fattori sceglie però il momento di pausa dopo l'arrivo dell'ambulanza, nella pianura silenziosa,chiusa da un cielo striato, con i cadaveri tra le stoppie. In questa scena corale e non retorica il principe, pur essendo al centro della tela sostenuto dal suo aiutante di campo, finisce per scomparire tra soldati anonimi e cavalli. 




Giovanni Estienne (Firenze, 1840 - dopo il 1892) 


Pochissimo si conosce di questo pittore toscano che studiò all'Accademia di Belle Arti di Firenze, ed è noto soprattutto come autore di nature morte e ritratti che testimoniano, in egual misura, una grande attenzione per il vero e per la vita contemporanea nei suoi aspetti più semplici e feriali 


  • Il terzo Concorso Nazionale di tiro a Firenze -olio su tela, cm.46x56 

Fino a pochi anni fa questo dipinto era attribuito a Raffaello Sernesi, pittore toscano, attivissimo esponente del gruppo dei macchiaioli e fervente patriota che morì ventottenne nel 1866 al seguito di Garibaldi nella spedizione che puntava alla conquista del Trentino Alto Adige. L'identificazione dell'episodio raffigurato era coerente con questa attribuzione, tanto che il dipinto era intitolato Patrioti al tiro a segno, dando conto del persistere del ‘mito' risorgimentale. Invece si tratta di un assai più pacifico e borghese episodio, poiché raffigura la gara nazionale di tiro inaugurata alle Cascine, a Firenze, il 18 giugno 1865 e protrattasi per una settimana. Il giovane pittore si accosta a questo tema con garbo, restituendoci una scena presa dal vero attraverso un taglio fotografico ed un attento uso delle luci che danno forma all'ambiente e alle figure, più o meno definite, che lo popolano.



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