Collezioni
Le collezioni della Pinacoteca di Brera nascono dalla concentrazione dei dipinti requisiti a seguito delle soppressioni di chiese e conventi attuate in età teresiana prima e napoleonica poi. Come le Gallerie di Venezia e Bologna, anche la Pinacoteca di Brera aveva precise finalità didattiche e si affiancò all'Accademia di Belle Arti, istituita da Maria Teresa d'Austria nel 1776.
Soprattutto grazie all'iniziativa di Giuseppe Bossi, segretario dell'Accademia dal 1801, le collezioni della Pinacoteca si arricchirono tanto da permettere l'esposizione di una serie di ritratti ed autoritratti di pittori e di opere come lo Sposalizio della Vergine di Raffaello, la Madonna col Bambino di Giovanni Bellini, la Crocifissione di Bramantino.
Quando Milano divenne capitale del Regno d'Italia (1805), confluirono nella Pinacoteca i più importanti dipinti requisiti dalla chiese delle regioni conquistate dagli eserciti napoleonici:giunsero così a Brera opere dal Veneto, dall'Emilia Romagna, dalle Marche.
Per rimediare alla vistosa assenza
di opere leonardesche e raffaellesche, furono prelevati con uno scambio
forzato ventitré dipinti e disegni dalla quadreria arcivescovile di
Milano e, grazie ad un accordo con il museo del Louvre, arrivarono a
Brera cinque dipinti di Rubens, Joardens, Van Dyck e Rembrandt a
rappresentare la scuola fiamminga del XVII secolo. Negli stessi anni
giunsero da chiese milanesi e lombarde affreschi staccati di autori
quali Bernardino Luini, Gaudenzio Ferrari, Vincenzo Foppa, Bergognone e
Bramantino, dando così origine ad una delle maggiori raccolte di tale
genere.
Dopo la Restaurazione (1815), la crescita delle collezioni della Pinacoteca continuò a ritmo ridotto ma costante grazie soprattutto a lasciti, doni, cambi e acquisti (fra questi spiccano il Cristo morto di Mantegna, acquistato presso gli eredi di Giuseppe Bossi nel 1824 e la Madonna del Roseto di Luini, giunto a Brera nel 1826). Nel 1882 la Pinacoteca, come le Gallerie di Venezia e Bologna, fu resa autonoma e separata dall'Accademia di Belle Arti, cui furono affidati gran parte dei dipinti ottocenteschi.
Lasciti ed acquisti proseguirono
fino alla seconda guerra mondiale, portando in Pinacoteca importanti
opere di Correggio, Pietro Longhi, Piazzetta, Tiepolo, Canaletto e
Fattori, nonché la Cena in Emmaus di Caravaggio e il Pergolato di
Silvestro Lega, acquistati grazie all'Associazione Amici di Brera e dei
Musei milanesi. A causa dei pesanti bombardamenti che colpirono Milano
nel 1943 il palazzo di Brera fu molto danneggiato -i saloni
Napoleonici furono completamente distrutti- ma fu rapidamente
ricostruito e la Pinacoteca, con un nuovo allestimento di Pietro
Portaluppi riaprì nel 1950.
Negli anni Settanta arricchì le collezioni la straordinaria donazione di Emilio e Maria Jesi, che comprende opere dei maggiori artisti del primo Novecento, fra cui Boccioni, Braque, Carrà, De Pisis, Marino Marini, Modigliani e Morandi mentre una parte della collezione di Lamberto ed America Vitali fu affidata al museo nel 2001. Esse costituiscono gli episodi più significativi del lento ma costante incremento di opere nel museo.
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