La conservazione del presente
Giornate di studio
La conservazione del presente: leganti sintetici, plastiche, video e installazioni
31 marzo - 21 aprile 2008
Una caratteristica della produzione delle arti degli ultimi decenni è l'estrema rapidità con cui le materie prime della creatività, spesso tra le più disparate ed improbabili, si alterano e in molti casi si distruggono.
Un cosciente manifesto di questa fragilità sono le lane di vetro di Piero Manzoni, i materiali organici dell'arte povera, quali le foglie di Giuseppe Penone o le fascine di Mario Merz, i materiali plastici di Piero Gilardi o di César. Non minori problemi pongono le complesse e composite installazioni, che nel loro connaturato dialogo con l'ambiente che le accoglie, lo comprendono come parte integrante e irrinunciabile del loro esistere e - una volta smontate e rimontate per cambiare collocazione - si ricreano sempre con morfologie spaziali diverse. Si prospetta una conservazione che ne tuteli costantemente il segno e il senso, anche quando risulta concretamente impossibile preservarne le materie costitutive originarie e ne sia inevitabile la sostituzione.
Anche le opere "tradizionalmente" basate su tele e colori - ad esempio quelle di Lucio Fontana e Alberto Burri - sono spesso realizzate con nuovi pigmenti sintetici e fissativi di origine industriale, che impongono soluzioni conservative alternative a quelle impiegate sull'antico.
Alexander Brodsky, Coma - Milano, Museo del Novecento
(foto Mario Tedeschi) - particolare
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