Pinacoteca di Brera-

Sito della Pinacoteca di Brera-MUSEO della CERTOSA di Pavia




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MUSEO della CERTOSA di Pavia

Certosa
Dal marzo 2008, il Museo della Certosa di Pavia è passato alla gestione della Soprintendenza per i beni storici artistici ed etnoantropologici di Milano.

E' stato così possibile pensare ad una regolare apertura (nei fine settimana) di questo museo di estremo interesse, la cui visita costituisce un fondamentale complemento alla conoscenza del complesso monumentale.


Visita il sito dedicato

Dépliant informativo
Certosa 2



Apertura al pubblico
- Ingresso libero

  • giovedì, venerdì, sabato:  14.30 - 17.00
  • domenica:  9.30 - 12.00  e  14.15 - 17.00

martedì e mercoledì: visita su prenotazione (a pagamento).
La prenotazione telefonica (0382 539 638) è effettuabile anche nella giornata di visita (con un preavviso minimo di 1-2 ore).


La visita guidata gratuita è condotta da storiche dell'arte della Cooperativa Dedalo.

L'apertura del museo è subordinata agli orari di apertura e chiusura del complesso certosino.
Per la visita alla chiesa ed al complesso monunentale della Certosa, rivolgersi direttamente ai Padri cistercensi.


Informazioni e prenotazioni

tel. 0382 539 638 (Coop. Dedalo) - 345 902 0597 (Stefania Greggio)
info@dedalopv.it - s.greggio@dedalopv.it



Direzione

Letizia Lodi

tel. 02 722 632 38

letizia.lodi@beniculturali.it

Certosa 3



Un po' di storia


Lungo il lato meridionale del cortile antistante la facciata della Chiesa di Santa Maria delle Grazie, si trova il Palazzo Ducale, antica residenza estiva della dinastia visconteo-sforzesca e foresteria per ospiti di alto rango, oggi sede prestigiosa del Museo della Certosa. L'edificio, modificato nel 1625 da un intervento in facciata dell'architetto Francesco Maria Richini, presenta una successione lineare di finestre tra semicolonne che conferiscono eleganza e luminosità all'intera struttura. La prima idea per la costituzione di un Museo della Certosa venne lanciata al Ministero della Pubblica Istruzione nel 1883 dall'architetto milanese Tito Vespasiano Paravicini, noto autore di libri di architettura rinascimentale lombarda, che eseguì un primo rilievo accurato della facciata certosina. Fu sua la proposta di iniziare a raccogliere ed ordinare in un solo locale molti marmi, terrecotte e pezzi diversi, per costituire un museo ad illustrazione della Certosa medesima.

La realizzazione vera e propria del Museo (su due piani) si deve a Luca Beltrami, Direttore dell'Ufficio Regionale per la Conservazione dei Monumenti in Lombardia dal 1891 e che sin dal 1892, aveva fatto realizzare un primo nucleo di museo, con le sculture del Bambaia, la serie di disegni per la facciata della Certosa, l'Ecce Homo da Bramantino, e un primo gruppo di calchi realizzati da Pietro e Edoardo Pierrotti nella seconda metà XIX secolo, derivati dai capolavori rinascimentali della facciata, da capitelli e lesene dei chiostri. I calchi, di grandissima finezza esecutiva e di grandi dimensioni, iniziarono ad essere raccolti nella Galleria del piano terreno del Palazzo Ducale, l'attuale gipsoteca. Il Museo fu aperto al pubblico la prima volta nel 1911, per poi rimanere chiuso per più di mezzo secolo. Il progetto di Luca Beltrami di far realizzare una serie di calchi a scopo didattico e di studio dagli originali rinascimentali, deriva dal fatto che il grande architetto milanese fu allievo a Parigi di Garnier e Davidoud e assistente ai lavori di allestimento del Trocadero, museo di scultura comparata, che raccoglieva moulages di grandi dimensioni dalle facciate delle cattedrali francesi, come Chartres, Vezelay, Rouen, Notre Dame... e che fu aperto al pubblico nel 1882. Al ritorno in Italia e dopo le progettazioni milanesi per il castello Sforzesco, Beltrami cercò di realizzare una grande gipsoteca per il museo della Certosa di Pavia, proprio a scopo didattico e di studio e per la conservazione dei monumenti.
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La gipsoteca che raccoglie più di 200 calchi di grande e piccola dimensione è un unicum non solo in Lombardia, ma anche nel panorama italiano. Negli ultimi anni (dal 2002 al 2006) sono stati restaurati la maggior parte di questi calchi, e collocati, con un nuovo allestimento a cura della Soprintendenza per i beni architettonici e del paesaggio della Lombardia, nella Galleria a pianterreno del palazzo Ducale. Al primo piano del Museo si è mantenuto l'allestimento storico del Beltrami (del 1911), salvo alcuni adeguamenti, e sono conservati gli straordinari altorilievi in marmo di Bambaia e le sculture, databili circa al 1480, di Giovanni Antonio Amadeo e Antonio Mantegazza. Si segnalano inoltre altri capolavori di scultura in pietra policroma di scultori lombardi della seconda metà del sec XV, dipinti murali del XVI secolo staccati, dipinti su tavola, come la Pala di Bartolomeo Montagna, datata al 1490, gli Angeli oranti di Ambrogio Bergognone, San Martino e Sant'Ambrogio di Bernardino Luini, l'Ecce homo da Bramantino, copie di Giovan Antonio Santagostino, da Giovanni Agostino da Lodi e da Luini, altri dipinti su tela di Moncalvo, Vincenzo Campi, Vermiglio, paramenti ecclesiastici, conservati nelle vetrine originali progettate da Beltrami.

Sempre al primo piano, è visitabile uno splendido "studiolo" affrescato con grottesche, telamoni e storie di re ed imperatori della seconda metà del XVI secolo; la volta, con le spettacolari grottesche dipinte a punta di pennello su sfondo bianco ospita al centro, entro una cornice ellittica, la rappresentazione del Sogno di Costantino.


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