Pinacoteca di Brera-

Sito della Pinacoteca di Brera-Sala IA




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La presenza di Giotto in Lombardia è ricordata da Giovanni Villani: secondo questo scrittore fiorentino, dopo la fondazione del campanile di Santa Maria del Fiore, avvenuta nel 1334, Giotto fu inviato dal Comune di Firenze a Milano per servire i Visconti. Mecenati delle arti, i Visconti, da poco ottenuta la signoria di Milano, facevano della città un crogiolo di traffici economici e di relazioni artistiche, elevandola a una delle capitali economiche e culturali dell'Europa del Trecento. Alla fine del secolo, la fondazione del duomo avrebbe rispecchiato le ambizioni dei Visconti e il clima di forte internazionalismo cui Milano era votata fin dagli inizi del secolo. Ma lo stesso palazzo dei Visconti, adiacente al duomo, diveniva, con Azzone Visconti e con la presenza di Giotto, nel quarto decennio del Trecento, centro propulsore di prestigio politico grazie alla profusione di pitture e affreschi che lo adornavano: in un cortile, chiara allusione politica, era dipinta la guerra cartaginese; in una stanza era raffigurata la Vanagloria con gli eroi pagani, oltre che Carlo Magno e lo stesso Azzone Visconti, dipinti con colori in cui predominavano l'azzurro (colore costosissimo) e l'oro. La cappella del palazzo, poi divenuta San Gottardo, era decorata anch'essa in azzurro e oro e vi si trovavano suppellettili di avorio. Qui, nella chiesa di San Gottardo in Corte, si rintraccia tuttora una Crocifissione che costituisce l'unica decorazione superstite riferibile alla bottega giottesca. L'influenza giottesca in Lombardia si rintraccia anche negli affreschi dell'abbazia di Viboldone (una lunetta affrescata nel 1349), nel palazzo arcivescovile e, poi, si diffonde anche grazie ai viaggi di artisti come Giovanni da Milano, già collaboratore di Giotto in Santa Croce a Firenze: a lui sono stati infatti attribuiti gli affreschi della cappella di Mocchirolo, ricostruita sul lato sinistro del corridoio che dà l'accesso alla Pinacoteca di Brera, in cui sono ben avvertibili alcune caratteristiche dell'arte giottesca: senso spiccato per la forma e per le masse, attenzione al dato realistico e alle espressioni, chiarezza espositiva e coerenza narrativa. Monumento capitale per le tendenze dell'arte lombarda poco dopo la metà del Trecento, la cappella di Mocchirolo, coi suoi affreschi stupendamente conservati, offre anche testimonianza (insieme con gli affreschi di altri celebri oratori lombardi del Trecento, quali l'oratorio di Albizzate e quello di Lentate) dell'incipiente evoluzione del realismo giottesco verso gli stilemi del Gotico Internazionale, come si può notare dalla raffigurazione del committente e della sua famiglia sul lato destro della cappella, in sintonia con gli orientamenti della cultura viscontea che culmineranno nell'Ouvraige de Lombardie, cioè nell'arte miniatoria. (P.C.M.)

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