Pinacoteca di Brera-

Sito della Pinacoteca di Brera-Sala IV




[ Torna su ]

Sala IV

IV

Le sale II, III e IV illustrano in modo lacunoso ma significativo lo sviluppo della pittura italiana - soprattutto in area settentrionale - dalla fine del XIII secolo all'affermazione del cosiddetto Gotico Internazionale. In esse sono raccolte immagini sacre, per lo più frammenti di insiemi più vasti, che ornavano in quei secoli gli altari: architetture rutilanti d'oro e ricche di colori racchiudevano e presentavano all'adorazione dei fedeli le effigi divine o raccontavano "per figure" la storia dei sacri personaggi. Ricostruire un percorso univoco all'interno di opere tanto di. sparate per origine e per storia è impossibile, ma un filo rosso può essere individuato nella progressiva conquista e raffigurazione del mondo naturale a partire dalle auliche stilizzazioni di marca ancora bizantina (sala II, ). Chiave di volta di questo percorso, responsabile del rapidissimo mutamento verso una più convincente rappresentazione della realtà, fu l'opera dei fiorentino Giotto, a Brera testimoniata solo indirettamente, per gli effetti che ebbe sulle scuole pittoriche dei centri dove soggiornò (sala lA, ; sala II, ). Situazioni particolari testimoniate in queste sale, per motivi di. versi, furono quelle di Siena (sala II,), per gli stretti contatti con la Francia gotica; di Bologna, dove la presenza di una brillante università che attirava docenti e studenti da tutta Europa favori il formarsi di una cultura cosmopolita; ma soprattutto di Venezia, che mantenne stretti legami con la cultura orientale, fino alla seconda metà del secolo (sala II). Alla fine del XIV secolo tutta l'Italia, sia pure in misura diversa nei vari centri, fu coinvolta nella creazione e diffusione del cosiddetto Gotico Internazionale. Tale definizione allude alla formazione corale, in particolare presso le corti europee più in vista (Parigi, Milano, Praga, Avignone, la Borgogna, ma anche le piccole signorie marchigiane) di un linguaggio figurativo che aveva caratteri comuni. Nelle opere di Gentile da Fabriano (sala IV) come in quelle di Pere Serra, di Nicolò di Pietro (sala III, ), di Stefano da Verona o di Bonifacio Bembo (sala IV) incontriamo lo stesso realismo minuto ed epidermico che indaga e restituisce, singolarmente, i più nascosti aspetti del reale; l'amore per la meraviglia naturalistica o per l'oggetto prezioso e raffinato tanto nella lavorazione come nei materiali; la trasformazione di scene e personaggi sacri in occasioni di lusso profano; e, dal punto di vista del linguaggio, il prevalere del contorno, di una linea ora morbida ora velocissima, di colori raffinati che giungono a risultati di eleganza quasi astratta. Questo stile non solo godette di vasti consensi, ma fu vitale per tutto il XV secolo: basta confrontare le date di alcuni pannelli qui conservati (sala IV) per rendersene conto. (E.D.).





Le altre opere esposte






[ Torna su ]