Pinacoteca di Brera-

Sito della Pinacoteca di Brera-Sala VII




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Sala VII

VII

Oggetto di un "parangone" fra Leonardo e Giovanni Bellini già nel 1498 (a opera della marchesa di Mantova, Isabella d'Este), l'arte del ritratto ha costituito nella storia delle arti figurative, almeno a partire da Antonello da Messina, lo strumento per elevare a un altissimo grado la reputazione dei pittori italiani che, facendo tesoro dei risultati acquisiti in area fiamminga, hanno profondamente inciso sulla sua evoluzione, trasfigurando gli arcaici dettami rappresentativi del ritratto di corte, presentato di profilo, in una visione più naturalistica, arricchita talvolta da densi significati simbolici. Questa sala presenta alcuni notevoli esempi dell'arte ritrattistica in area veneta dall'inizio alla fine del Cinquecento, da leggere in parallelo a quanto viene proposto, per l'area lombarda, nella poco distante sala XIX. Grazie a una favorevolissima congiuntura fra situazione politica e floridezza economica, l'arte del ritratto trova eccezionale sviluppo nella Venezia del XVI secolo e nei territori da essa dominati, inclusa Bergamo. Assenti Giovanni Bellini e Giorgione, un riflesso del contributo di quest'ultimo all'arte del ritratto si può forse vedere operante nel Ritratto d'uomo di Francesco Torbido, un'opera straordinaria per la sintesi che dimostra fra lo stile di Giorgione, appunto, e il chiaroscuro leonardesco, quasi una evocazione delle parole del Vasari a proposito dello stile molto contrastato tenuto da Giorgione in imitazione di quello di Leonardo. il Ritratto virile del Cariani, invece, si dimostra più vicino a Tiziano (al quale è stato anche attribuito di recente) che a Giorgione, di cui riflette comunque il taglio e il modo di offrirsi allo spettatore. Gli Amanti veneziani (o, più opportunamente, La promessa di nozze, ) di Paris Bordon potrebbero anch'essi riflettere composizioni o gruppi giorgioneschi, ma la resa pittorica è qui come cristallizzata e meno atmosferica benché il colore e la materia, evocativi di preziosi broccati e tessuti, appaiano, come è sempre caratteristica della pittura veneziana, sontuosi e palpabili. Di Tiziano è presente in questa sala un più tardo stupendo ritratto di sciolta fattura e immediatezza, ricalcato sul modello dei suoi ritratti più aulici. A questi sembra ispirarsi anche il veneziano Lorenzo Lotto nel Ritratto di gentiluomo anziano coi guanti , uno dei capolavori dell'artista, al quale si devono anche i due ritratti di Laura da Pola e di Febo da Brescia, unico esempio finora conosciuto di ritratti en pendant eseguiti dall'artista, in cui la smaltata resa pittorica consente il raggiungimento di effetti mimetici impressionanti, di grande verismo e scioltezza. Un altro celebre ritrattista, Giovan Battista Moroni, fa del ritratto lo strumento di riscatto della borghesia bergamasca, innovando profondamente l'iconografica. (P.C.M.)




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