Pinacoteca di Brera-

Sito della Pinacoteca di Brera-Sala VIII




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Sala VIII

VIII

Le particolari condizioni ambientali di Venezia, che rendevano difficile la conservazione di pitture murali, non incisero soltanto sul tipo di decorazione pittorica delle Scuole, ma anche su quella degli edifici sacri, che fu affidata per intero alle pale d'altare piuttosto che a cicli di affreschi. Spesso di dimensioni monumentali, come dimostrano alcuni esempi qui raccolti, erano dotate di sontuose cornici - sovente in pietra - che non solo si integravano con lo spazio dipinto, ma lo raccordavano a quello reale della chiesa, creando raffinati effetti illusivi. In accordo con questa unificazione spaziale, le figure che prima affiancavano la Vergine o il santo principale, isolate nei singoli scomparti del polittico, furono radunate in un unico spazio, assorte in preghiera o in meditazione, dando vita alle cosiddette "Sacre Conversazioni". La tipologia del polittico tuttavia non scomparve, richiesta soprattutto da committenti di cultura meno aggiornata, come testimoniano le opere di Alvise Vivarini e di Palma il Vecchio, quest'ultima eseguita per una zona assolutamente periferica quale la montagna bergamasca. A partire dai primi esempi di Giovanni Bellini e Antonello da Messina, tali Sacre Conversazioni - di formato accentuatamente verticale e senza predella - erano immaginate all'interno dell'abside di una chiesa, però l'attenzione sempre crescente alla resa degli elementi naturali e, in particolare, alla raffigurazione del paesaggio, condusse spesso alla sostituzione degli ambienti chiusi con strutture aperte, che consentivano di immergere i gruppi sacri nella mobile luce naturale. Se la creazione di questo "tipo" va ascritta a merito di Giovanni Bellini, a partire dagli anni Novanta del XV secolo gli si affiancano, con risultati sempre assai alti, provinciali formatisi a Venezia, come Bartolomeo Montagna o Cima da Conegliano, attivissimo tanto per Venezia come per le province dell'entroterra. (E.D.)




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