Pinacoteca di Brera-

Sito della Pinacoteca di Brera-Sala IX




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Sala IX

IX

Al massimo splendore della pittura veneta cinquecentesca è dedicata questa sala, in cui accanto a Tiziano, Lorenzo Lotto, Jacopo Bassano, primeggiano Paolo Veronese e Jacopo Tintoretto, personalità tutte di prima grandezza, impegnate, al di là dei contrasti e delle differenze delle loro indoli, nella ricerca di una comunicazione affidata alla evidenza dei valori visivi e in primo luogo del colore. Stando a Pietro Aretino, amico di Tiziano, brillante scrittore d'arte e di teatro, famoso per i suoi testi licenziosi e le sue lettere, Venezia era diversa dal resto d'Italia e il suo mecenatismo era degno di interesse per due motivi principali: la sua stabilità e sicurezza e l'assenza di una corte e quindi di un gusto dominante per diritto di famiglia e, terzo fattore di pari importanza, l'estrema ricchezza dello Stato, dei dogi, della Chiesa e delle Scuole. Mentre Roma è in temporaneo declino dopo il terribile sacco del l527 , Venezia, "solo angolo d'Italia libero", Stato di terra e di mare, guadagna immenso prestigio sino a divenire un mito, facendo esclamare a un ambasciatore francese: "è la città più trionfante che abbia mai visto... governata con grande saggezza... vi si serve Dio con grande solennità". La spettacolare e grandiosa evoluzione della pittura veneta del Cinquecento ha come protagonista assoluto Tiziano, arbitro del gusto e guida della cultura per più di mezzo secolo, artista di fama internazionale, prediletto dai grandi suoi contemporanei. Allievo di Tiziano, secondo la tradizione, sarebbe stato Jacopo Tintoretto, in realtà vicino fin dalle prime opere a Bonifacio Veronese (Bonifazio de' Pitati), a Michelangelo e alla Maniera importata a Venezia da artisti di formazione romana, toscana ed emiliana come il Sansovino, il Salviati, Giovanni da Udine, il Pordenone, il Vasari. Alla crisi manieristica, nella elegante interpretazione di Parmigianino, ma anche di Giulio Romano a Mantova, fanno capo Paolo Veronese, estraneo a Venezia per nascita ed educazione, interprete sereno e anticonformista del gusto e dello spirito della città lagunare, e Jacopo Bassano, altra personalità di genio nata ai margini della cultura veneziana, impegnato sul fronte del realismo e della pittura di genere. Un posto particolare spetta al dissenziente e irrequieto Lorenzo Lotto che, in opposizione alle poetiche dominanti di Giorgione e Tiziano, si muove lungo una linea di anticlassicismo assoluto, di principio, che a Venezia non ebbe alcuna risonanza e si esplicò soprattutto in terraferma a Treviso, a Bergamo, nelle periferiche Marche. (L.A.)





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