Pinacoteca di Brera-

Sito della Pinacoteca di Brera-Sala XIV




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Sala XIV

XIV

La pittura veneziana del Cinquecento alimenta tutti i territori di terraferma controllati dalla Repubblica fino a lambire, con Bergamo e Brescia, l'area che aveva fino ad allora gravitato intorno a Milano sia politicamente sia artisticamente. Nascono soprattutto in questa zona di confine artisti che riescono a fondere il linguaggio di sostrato lombardo, che ha in Foppa il suo maggior punto di riferimento, con le inflessioni coloristiche e lo stile sontuoso proprio della pittura veneziana risalente a Giorgione e a Tiziano. La sala presenta quindi, da un lato, opere di decisa impronta veneziana, che si rifanno sia a Giorgione sia a Tiziano, come quelle del bergamasco Cariani, del trevigiano Paris Bordon e del veronese Bonifazio de' Pitati (Bonifacio Veronese), che vengono messe a dialogare con quelle dei bresciani Romanino, Moretto, Savoldo e del bergamasco Giovan Battista Moroni, dove il linguaggio e il colorismo veneziano acquistano cadenze e inflessioni più diversificate. Se con il primo gruppo, soprattutto con le due opere di Bonifacio Veronese, Cristo e l'adultera e Mosè salvato dalle acque, e la grande pala del Cariani raffigurante la Madonna col Bambino in trono fra angeli e santi, si è immessi nel colore sontuoso e nell'atmosfera pienamente lagunare a diretta emulazione del colorismo e delle composizioni di Giorgione (anche se qui certamente più affollate di personaggi: si confronti la pala del Cariani con la pala della Madonna col Bambino in trono tra i santi Liberale e Francesco di Giorgione nel duomo di Castelfranco Veneto (Treviso) che, più essenziale certo, costituisce però l'antecedente di questa), e con quelle di Paris Bordon si avverte la presenza, in filigrana, di Tiziano, con la grande Madonna in gloria col Bambino, angeli e santi di Gian Gerolamo Savoldo, eseguita per San Domenico a Pesaro verso il 1524/25, si osserva un repentino cambiamento di scala e di stile, dove, oltre che la lezione tizianesca, si colgono aperture verso il naturalismo "lombardo" e nuovi sbattimenti di luce. Da questi artisti, Savoldo, Moretto e Moroni, e dalla loro diversa interpretazione della luce e dei fenomeni naturali, saprà attingere una nuova attenzione al dato naturale il bergamasco Michelangelo Merisi da Caravaggio. (P.C.M.)






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