Sala XX
Maestro dei Gesuati
I mercanti che avevano rubato l'asino chiedono perdono al santo
S. Girolamo ammalato si vede fustigato davanti a Cristo
S. Giovanni Battista
Cristo Crocifisso
S. Pietro
L'Adorazione dei Magi
Un maestro in cattedra con i suoi scolari
Testa recisa di san Giovanni Battista
Testa recisa di S. Giovanni Battista
La sala raccoglie dipinti accomunati oltre che dall'area d provenienza degli autori - tra l'altro quasi tutti in vario modo collegati con le corti padane -, dal piccolo formato e dall'evidente attenzione per l'arte nordica,'tanto tedesca quantI fiamminga (sale XXXII-XXXIII). Tra di essi il posto d'onore spetta senza dubbio alle opere ferraresi, poiché nel XV secolo la cultura artistica di Ferrara capitale del ducato estense, giunse a piena e originale maturazione, influenzando durevolmente le aree vicine. Il centro propulsore di questa vicenda fu la vivacissima corte dove, con Lionello d'Este prima e poi con i successori Borso ed Ercole I, gli studi umanistici, la riscoperta della letteratura e della civiltà romana si mescolarono all'intatto favore di cui godevano i romanzi cavallereschi medievali o al culto per le scienze e l'astrologia, dando vita a una cultura raffinatissima. Inoltre i signori mantennero stretti rapporti dinastici, commerciali e culturali con Milano, Mantova, Padova, accogliendo in modo fecondo gli stimoli che provenivano da quelle realtà. Tale apertura si riverbera anche sul fronte delle arti figurative: pur continuando ad apprezzare lo sfarzo e la puntigliosità propri del Gotico Internazionale, la corte accoglieva Leon Battista Alberti - trattatista, architetto, scultore e letterato, uno dei personaggi fondamentali per la diffusione del rinnovamento artistico in senso rinascimentale - e Piero della Francesca; ricercava opere e artisti fiamminghi, favoriva le cosiddette "arti minori" (miniatura, medaglistica, tessitura, oreficeria). In tale clima stimolante, sotto la signoria di Borso prese corpo la "scuola ferrarese" grazie a tre artisti, Cosmè Tura, Fran- cesco del Cossa ed Ercole de' Roberti, tutti testimoniati, se pure con opere di vario peso, nella Pinacoteca (e sala XXII,). Essi elaborarono uno stile pittorico con tratti comuni inconfondibili ove si fondono culture figurative diverse per dare vita a immagini insieme preziose ed esasperate, oniriche ma restituite con disperata verosimiglianza. Il costante contatto tra i vari centri e l'abbandono della città estense in favore di Bologna da parte del Cossa prima, e subito dopo di Ercole de' Roberti, favorirono la diffusione di tale stile, che venne però immediatamente addolcito, privato delle sue punte più stravaganti e anche aggiornato. Nelle Romagne poi, dove era radicatissima l'autonomia culturale dei vari centri, anche molto piccoli, l'incrociarsi delle varie proposte figurative diede vita a formulazioni di volta in volta variamente caratterizzate. (E.D.)
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