Pinacoteca di Brera-

Sito della Pinacoteca di Brera-Sala XXI




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Sala XXI

XXI
Le Marche, regione dell'Italia centrale affacciata sul mar Adriatico, offrono un buon esempio di come le novità artisti che elaborate in centri d'avanguardia.- che per il Quattrocento furono soprattutto Firenze, Padova e Venezia – possano ( trasformarsi per l'intrecciarsi d'influssi molteplici, per le resistenze offerte da pubblico e da committenti di cultura meno aggiornata, per la radicata persistenza di tradizioni locali. Un dato sintomatico è la prevalenza, per tutto il XV secolo, della pala d'altare a più scomparti (polittico), spesso su fondo oro, racchiusa da ricchissime cornici, purtroppo quasi sempre andate distrutte, mentre in altri centri aveva iniziato a diffondersi già dalla metà del secolo la pala unitaria, dove i personaggi sacri campeggiavano su di uno spazio prospettico coerente, definito da elementi architettonici o paesistici. Le opere raccolte in questa sala illustrano con efficacia alcune varianti espresse dalla pittura marchigiana nella seconda metà del Quattrocento, che è a sua volta riflesso di una situazione culturale non omogenea. Le numerose, piccole signorie territoriali tra le quali era divisa la regione coltivarono a lungo la pittura "internazionale" e solo lentamente accolsero le novità rinascimentali, fatte di recupero dell'antichità, coerenza geometrica nel rappresentare lo spazio, attenzione alla caratterizzazione fisionomica ed espressiva dei personaggi. In questo senso le aperture più precoci e profonde occorsero a Camerino e Vrbino (sala XXIV), dove regnavano rispettivamente i Varano ed i Montefeltro, dinastie imbevute di cultura umanistica, ma non ebbero un seguito immediato e diffuso. Viceversa, incontrò grande successo Carlo Crivelli, pittore veneziano educatosi a Padova, che dal 1468 risiedette e lavorò nella regione, lasciandovi moltissimi capolavori e soprattutto attirando nell'orbita del suo stile inconfondibile numerosi artisti di minore personalità, primo tra tutti il fratello Vittore. A lungo interpretata come arcaica e ritardataria, in realtà la pittura di Carlo Crivelli costituisce un'interpretazione coltissima ed originale dei principi rinascimentali, perfettamente conosciuti e dominati, mentre tale consapevolezza e complessità vanno perdute nelle opere dei seguaci. (E.D.)



Le altre opere esposte

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