Pinacoteca di Brera-

Sito della Pinacoteca di Brera-Sala XXVII




[ Torna su ]

Sala XXVII

XXVII

In stretta continuità con la sala precedente, qui sono esposti dipinti che illustrano da una parte il precoce influsso esercitato da Raffaello e dall'altra la diffusione del linguaggio artistico che era maturato a partire dal secondo decennio del Cinquecento a Roma, dove furono chiamati artisti da tutta Italia per lavorare a imprese volute dai papi o da ricchissimi privati. Questi cantieri fornirono le occasioni per sperimentare nuovi temi e nuovi modi espressivi, stimolati dalle personalità dominanti di Michelangelo, Bramante e, soprattutto Raffaello. Il pittore urbinate dal 1508 al momento della sua morte (1520) risiedette, infatti, stabilmente a Roma e per assolvere a numerosi incarichi di grande prestigio organizzò un'efficiente bottega, dove artisti molto dotati realizzavano le idee del maestro, assimilandone a fondo il modo di dipingere. Dopo la morte di Raffaello e dopo il saccheggio di Roma da parte delle truppe mercenarie dell'imperatore Carlo V (1527), avversario del papato, la maggior parte di questi artisti si disperse in vari centri italiani, diffondendo in tal modo la "maniera" (parola che è quasi un sinonimo di stile) elaborata nella città papale in quei fervidi decenni. Questa "maniera" nasceva da uno studio approfondito dell'arte antica e dall'uso disinvolto degli stili dei maggiori maestri, mescolati tra di loro, uniti a invenzioni personali o usati in modo nuovo, lontano dalla naturalezza e dalla razionalità che erano state tra le "regole" fondamentali per gli artisti del Quattrocento e del primo Cinquecento. Per questa via le differenze tra le varie "scuole" pittoriche regionali, fino a queste date molto evidenti, si andarono a poco a poco attenuando. Ma a questo sperimentalismo libero e inquieto si sostituì presso alcune personalità una cura esasperata per la raffinatezza, fatta di pose ricercate, disegno elegante, colori innaturali stesi con la compattezza di smalti, destinata a scadere col passare del tempo, in artisti meno dotati, in formule ripetitive. (E.D.)


[ Torna su ]