Pinacoteca di Brera-

Sito della Pinacoteca di Brera-Sala XXVIII




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Sala XXVIII

XXVIII

La reazione al fornalismo tardomanieristico della cultura artistica romana e toscana di Vasari, Salviati e Zuccari e la nascita di un nuovo Classicismo, impegnato nel recupero di una verosimiglianza naturalistica contro arbitri espressivi, astrazioni, raffinatezze eccessive, ma anche del decoro e delle regole, senza rinunciare al sentimento, alle emozioni, alla sensualità del colore, morbido e pastoso, preso dai veneti, da Correggio e da Barocci (presenza altissima ed eccentrica in questa sala insieme con Antiveduto Gramatica), si realizza a Bologna, seconda città dello Stato Pontificio, nel tardo Cinquecento e primo Seicento, dove Ludovico Carracci e i cugini Agostino e Annibale, maestri di prima grandezza, hanno esercitato un influsso estesissimo sull'arte e la letteratura artistica del grande secolo, proponendo ai loro contemporanei; un modello di stile ancora più incisivo e fortunato di quello del Caravaggio, aprendo la via sia al Barocco sia agli ideali classici. La riforma pittorica dei Carracci si realizzò in vari cicli di affreschi e in pale d'altare e quadri di privata committenza, in precorritori dipinti di genere e fu poi messa a frutto dai loro allievi ed eredi Guido Reni, Domenichino, Francesco Albani, Guercino, per citare solo i maggiori, che furono considerati, per tutto il Seicento sino a metà Ottocento, dei veri geni dell'arte, tanto che Luigi Lanzi nella sua Storia pittorica d'l talia (1795/96), interpretando il pensiero corrente, avvertiva che "scrivere la storia dei Carracci e dei loro seguaci è quasi scrivere la storia pittorica di tutta Italia da due secoli in qua". Il cambiamento di gusto legato al Romanticismo portò a un crollo di interesse nei confronti della grande scuola emiliana del Seicento, che per quasi un secolo fu trascurata dagli studiosi, dai collezionisti e dal pubblico, per ritornare in auge solo dopo la seconda guerra mondiale. (L.A.)


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