Pinacoteca di Brera-

Sito della Pinacoteca di Brera-Sala XXIX




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Sala XXIX

XXIX

La grande rivoluzione figurativa operata da Caravaggio tra la fine del XVI secolo e gli inizi del secolo successivo sarebbe inspiegabile se non si considerassero i precedenti lombardi sui quali il Merisi si formò: il suo ritorno alla pittura "di naturale", alla funzione della luce rivelatrice delle cose, e persino le sue prime prove romane di impostazione prospettica devono infatti la loro ragion d'essere al clima di forte sperimentalismo che ancora contraddistingueva la cultura artistica milanese e lombarda nell'ultimo quarto del Cinquecento; questa aveva a sua volta recuperato le problematiche della visione e della rappresentazione artistica che risalivano ai vecchi maestri operosi in Lombardia: Foppa, Bramante e Leonardo. L’approccio alla natura, scevro da superfetazioni antiquariali e classicheggianti, il suo rifiuto di misurarsi con il Classicismo di Raffaello e il modo stesso di dipingere del Caravaggio, con una materia spesso data a corpo e senza la costrizione di un disegno che la contenesse, sviluppano concezioni luministiche che già erano state di Savoldo, dei Campi (soprattutto di Vincenzo) e del Lomazzo. il suo naturalismo, ignorando quasi del tutto la fase manieristica, appare rivoluzionario quasi quanto lo furono le teorie scientifiche galileiane e questo senza che sia impedito di scorgere nelle sue opere un drammatico conflitto esistenziale fra luce e tenebre, fra grazia rivelata e abisso del peccato. Vertice della sua opera, la Cena in Emmau.s di Brera, tarda redazione di un soggetto già tentato in precedenza (la Cena in Emmaus della National Gallery a Londra), nella sua rassegnata accettazione di un destino che sta per compiersi, lampeggia nella sala XXIX a confronto delle diverse, e spesso più riduttive, interpretazioni della sua arte offerte dai suoi seguaci. Che furono molti, sia italiani sia stranieri, anche se il Caravaggio non ebbe allievi in senso proprio. Fra i primi si segnalano il pisano Orazio Gentileschi, con il famoso ed aristocratico I martiri Valeriano, Tiburzio e Cecilia visitati da un angelo, proveniente da una chiesa di Como, in cui sono evidenti desunzioni quasi letterali da capolavori del Caravaggio (l'angelo che reca la palma del martirio modellato sull'angelo nel Martirio di san Matteo, nella chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma), incluso il taglio d'ombra diagonale che caratterizza lo sfondo; Mattia Preti, calabrese, autore di due composizioni pauperistiche che ben s'accordano con i soggetti caravaggeschi della maturità pur nel loro livelli esecutivo molto alto; e Battistello, napoletano, autore di una Samaritana al pozzo già ritenuta al suo ingresso a Brera un originale caravaggesco, data la sua non comune qualità. Fra secondi, lo Spagnoletto e l'anonimo caravaggesco nordico autore del San Sebastiano.. (P.C.M.)


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