Pinacoteca di Brera-

Sito della Pinacoteca di Brera-Sala XXX




[ Torna su ]

Sala XXX

XXX

La riforma caravaggesca non si affermò subito in Italia settentrionale. Qui, fra gli ultimi anni del Cinquecento e i primi decenni del Seicento, in pieno regime spagnolo, ha grande successo il Manierismo aggraziato del bolognese Giulio Cesare Procaccini, memore di Correggio e Parmigianino, e l'arte devota del Cerano, novarese. Quest'ultimo, tuttavia, saprà farsi interprete del messaggio, ispirato da forti contenuti morali e religiosi, quasi ascetici, di san Carlo Borromeo, trasformando il suo originario linguaggio in una grande arte illustrativa e scenografica, in cui si colgono gli ultimi echi dell'alto Rinascimento romano. Figura centrale nella vita e nella società lombarda dell'ultimo quarto del secolo, san Carlo Borromeo agi da catalizzatore anche per gli indirizzi artistici della sua epoca. La sua attività pastorale doveva ripercuotersi, per la forza della sua azione e per il suo farsi carico del dolore di tutto un popolo flagellato dalla peste, ben oltre la sua morte (1584). L'occasione della sua beatificazione (1602) e, poco dopo, quella della sua canonizzazione (1610), diedero luogo a due memorabili serie di dipinti, illustrative, la prima, dei fatti della sua vita e, poi, la seconda, dei suoi miracoli, per la cui esecuzione, certamente sotto la regia del Cerano, vennero chiamati i principali artisti lombardi del tempo. Il carattere "iconografico" della prima serie, e quello di un gigantesco ex voto che connota sia la prima sia la seconda serie, costituiscono il punto di riferimento imprescindibile per tutta l'arte lombarda dei primi decenni. del Seicento, facendo nel contempo dei teleri carliani una celebrazione popolarissima della sua vita, quasi corale, e un'espressione integrale di arte controriformistica (i teleri vengono esposti temporaneamente nel duomo di Milano all'inizio di dicembre). A questa corrente non furono estranei né il Morazzone, né Daniele Crespi, ma bisognò attendere che Tanzio da Varallo tornasse dall'Italia centrale per far virare quel comune sentire che, quasi per incanto, si era materializzato nella celebrazione della vita di san Carlo, in un nuovo linguaggio, più naturalistico, aspro talvolta ma sempre umanissimo. Tanzio da Varallo parla un caravaggismo forse più domestico e feriale, ma riesce a dare del racconto e della storia l'accento più vero e reale, come mirabilmente dimostra il martirio dei Francescani a Nagasaki, dove si colgono persino dirette citazioni caravaggesche. Quasi un palinsesto di molta parte della pittura lombarda del primo Seicento è così condensata nel cosiddetto "Quadro delle tre mani", in cui i tre maggiori artisti del tempo, Cerano, Morazzone e Giulio Cesare Procaccini, si cimentarono insieme nella raffigurazione del Martirio delle sante Rufina e Seconda. (P.C.M.)


[ Torna su ]