Sala XXXI
Luca Giordano
Sacra Famiglia con sant' Antonio da Padova
Circoncisione
Ecce Homo
Madonna col Bambino e sant' Antonio da Padova
Il buon Samaritano
Sacrificio di Isacco
Cenacolo
Natura morta con strumenti musicali
Cacciagione con piccione vivo
Destinata per tradizione alla pittura straniera, rappresentata da non molte opere, ma alcune di primissimo ordine, questa sala ospita ancora oggi tre grandi maestri fiamminghi, protagonisti dell'età barocca, Pieter Paul Rubens, Jacob Jordaens, Anton van Dyck e il tedesco Joachim von Sandrart, che lavorerà a Roma nei primi anni Trenta del Seicento, nel momento del massimo prestigio della cultura romana, che diffonderà il nuovo stile barocco in tutta Europa. A questi sono affiancati artisti italiani come Pietro da Cortona, che con la sua visione eroica e grandiosa, e insieme retorica e complessa, dei temi della fede e della potenza umana influenzerà in senso barocco la pittura di tutta la penisola, e Luca Giordano, che nella seconda metà del secolo dà una interpretazione nuova, fresca e gioiosa, della cultura figurativa secentesca aprendo le porte al Settecento europeo. Ma nella sala sono rappresentati anche artisti genovesi come Bernardo Strozzi, Gioacchino Assereto, Orazio de Ferrari, che ebbero il privilegio di vedere Rubens e van Dyck lavorare a Genova, divenuta a inizio secolo vivace punto di incontro degli artisti nordici che giungevano in Italia. Egualmente il genere della natura morta, trattato con tanto, successo nel Seicento in seguito all'apertura a un più vasto pubblico del mercato dell'arte e dalla passione della borghesia per la pittura "da camera", è esemplato con opere di artisti stranieri e italiani sia nel filone "controriformato", legato a contenuti allegorici e scientifici, eticamente impegnati, sia in quello autonomo, valido di per sé, descrittivo e splendidamente decorativo. Strumenti musicali e una Cucina di Evaristo Baschenis, bergamasco, quasi conterraneo di Caravaggio, autore di un gruppo di nature morte tra le più alte di tutti i tempi, sono accostati alla complessa simbologia di una Vanitas del tedesco venetizzato Joseph Heintz il Giovane e a due Selvaggine morte di Jan Fyt, grande animalista che diffuse in Italia il tipo della natura morta esuberante alla Frans Snyders, e a due Cacciagioni fiammingheggianti, attribuite sino a non molti anni fa a Felice Boselli, piacentino legato alla cultura genovese di derivazione nordica, ora spostate sui nomi dello Pseudo Fardella e del bolognese Candido Vitali. (L.A.)
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