Sala XXXV
Annibale giura odio ai Romani
Bacco e Arianna
Il cavadenti
Ritratto di sconosciuto
Concerto familiare
Veduta di Gazzada
Veduta del bacino di San Marco dalla punta della Dogana
Rebecca e Eleazaro al pozzo
Veduta del Canal Grande verso la punta della Dogana
Veduta di Villa Melzi alla Gazzada
Veduta del Canal Grande con le Fabbriche Nuove di Rialto
Ritratto di giovane cantante
Veduta del Canal Grande verso Rialto
Tentazioni di sant' Antonio
La battaglia (I santi Faustino e Giovita appaiono in difesa di Brescia)
La sala e quella perfettamente eguale e simmetrica che le sta di fronte nonche' il corridoio che le separa, ospitano una rassegna della pittura europea del Settecento di destinazione privata ed essenzialmente di tipo profano. In particolare in questa piccola sala, a sinistra, sono i pittori veneziani di gusto rococò a offrire un quadro quanto mai elevato, per qualità, delle tendenze della pittura di paesaggio e di "genere" per la quale i pittori veneziani del Settecento sono giustamente famosi. Paradossalmente, quando l'immagine di Venezia risulta ormai consolidata nel suo sovrapporre alle testimonianze gotiche e rinascimentali le fabbriche del Barocco, e ottiene enorme apprezzamento e diffusione anche al di fuori dell'Italia, e soprattutto in Inghilterra, grazie ai "vedutisti", il Settecento segna l'inizio del declino economico e politico della Serenissima. L'altalenante ripiegarsi su se stessi dei nobili veneziani e il loro specchiarsi nella bellezza di una città che aveva ormai raggiunto una sorta di perfezione estetica, sono resi espliciti dai ritratti eseguiti da Rosalba Carriera - non rappresentata a - Brera, benché il pastello qui esposto, ora attribuito a Marianna Carlevaris dopo un precedente riferimento a Rosalba Carriera stessa, vi si ispiri -, dalle rappresentazioni della futile vita quotidiana dei nobili, ma anche dei borghesi, di Pietro Longhi e, all'opposto, dalle scintillanti vedute del Canaletto e di Guardi. Lo scatto verso una raffigurazione più vera e moralmente forse più alta, si ha, specularmente, nella pittura di Piazzetta e nelle vedute di Bemardo Bellotto - qui presente con due Vedute della Gazzada appartenenti alla sua breve fase lombarda - dove l'uso di più forti contrasti luministici e di ombre più fonde sembra insinuare il dubbio di una realtà più caduca e meno gaudente.
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