Pinacoteca di Brera-

Sito della Pinacoteca di Brera-Sala XIII




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Sala XIII

XIII
Dopo la soppressione di Santa Maria della Pace a Milano gli affreschi di Bernardino Luini entrarono a Brera, in diverse fasi, fra il 1805 e il 1875. L’aspetto originario della cappella di San Giuseppe, un corpo quadrangolare addossato al presbiterio al termine della navata sinistra, è in parte restituito da un acquerello di Ludovico Pogliaghi, che la ritrae poco prima del distacco degli ultimi brani, quelli della volta e della parete d’ingresso, con tracce delle cornici in stucco che inquadravano le scene sulle pareti. L’allestimento, rivolto a ricreare l’ambiente di provenienza delle pitture, fu voluto nel 1924-25 dal Soprintendente Ettore Modigliani e affidato all’architetto Piero Portaluppi, che fece aprire l’oculo e rialzare il pavimento, aggiungendo l’altare e la balaustra in marmo. Gli affreschi sono stati restaurati per iniziativa di Maria Teresa Binaghi Olivari: fra il 1990 e il 1993 le Storie della Vergine e di san Giuseppe da Pinin Brambilla Barcilon e fra il 2001 e il 2002 la volta con figure angeliche. Lo stato frammentario in cui gli affreschi sono pervenuti a Brera impedisce una sicura ricostruzione precisa del ciclo, che comunque, almeno per la scena raffigurante San Giuseppe eletto sposo della Vergine, deve essere letto in rapporto all’Apocalypsis Nova, il testo del fondatore del beato Amadeo Mendez da Silva, fondatore della corrente dei Francescani Amadeiti e del convento della Pace, e più in generale all’impulso dato dall’ordine al culto mariano tra la fine del Quattrocento e i primi del Cinquecento. Nella letteratura su Luini le Storie della Vergine e di san Giuseppe hanno ricevuto ipotesi di datazione fra la metà del secondo decennio del Cinquecento e l’inizio del terzo e la loro autografia non è sempre stata riconosciuta. In quel periodo chiesa e convento di Santa Maria della Pace furono uno dei cantieri pittorici più importanti di Milano. Oltre a Luini vi lavorarono Marco d’Oggiono, Giovanni Agostino da Lodi, Bernardino Ferrari, Niccolò d’Appiano, pittore famoso nella Milano del tempo per quanto ora privo di opere, lo scultore Ambrogio Montevecchia. Numerose sono le opere entrate nella Pinacoteca di Brera: l’Adorazione dei Magi e il Battesimo di Cristo parti di un polittico disperso realizzato in collaborazione da Giovanni Agostino da Lodi e Marco d’Oggiono e di quest’ultimo gli affreschi e la pala con l’Assunzione della Vergine che decoravano la cappella dell’ex vescovo di Bobbio Battista Bagarotti, una tavola raffigurante San Paolo che con il San Giovanni Battista e il donatore della Gemälde Galerie di Berlino faceva parte di un polittico commissionato dallo stesso prelato, gli affreschi con le Storie della Vergine e l’ancona con la Nascita della Vergine della cappella Cavalcabò Trivulzio dipinti negli anni 1541-43 da Gaudenzio Ferrari. Proverrebbe da Santa Maria della Pace, e proprio dall’altare della cappella di san Giuseppe, anche la pala di un seguace di Bernardo Zenale che raffigura l’Annunciazione secondo il testo dell’Apocalypsis Nova.

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