Pinacoteca di Brera-

Sito della Pinacoteca di Brera-Sala XXII




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Sala XXII

XXII
Riprende in questa sala, dove troviamo un capolavoro di Ercole de' Roberti, la vicenda della pittura ferrarese e romagnola. A cavallo tra i due secoli a Ferrara le iniziative artistiche più significative sono sempre legate alla corte ma, dopo l'allontanamento di Ercole, i pittori locali si limiteranno a variazioni di scarsa vivacità e inventiva. Solo col nuovo secolo, grazie anche alla mediazione di alcuni artisti "forestieri" quali Boccaccio Boccaccino e Nicolb Pisano, si affaccerà una generazione di pittori capaci di esprimersi ad altissimi livelli. Mazzolino, Ortolano, Garofalo e Dosso Dossi pur non rinnegando la tradizione quattrocentesca della loro patria, cercheranno altrove le loro linee guida, favoriti il questo dalle predilezioni orientate in senso veneto di Alfonso I d'Este, ma allineandosi d'altro canto alla tendenza, avvertibile in tutta Italia, che riconosceva in Venezia e Roma i centri dove si andavano elaborando le maggiori novità. Per tutti questi pittori, infatti, l'esperienza fondamentale della giovinezza fu la pittura di Giorgione prima e di Tiziano poi fondata sul colore e sui valori atmosferici, che ciascuno di essi saprà amalgamare in maniera originale con il Classicismo di Raffaello, fatto di fermezza nel disegno, simmetria costruttiva che rispecchia un ideale di armonia tra uomini e cose, espressività intensa ma composta. Non si deve pensare però che ciò conducesse ad uniformità di risultati. Basta confrontare tra loro le opere conservate in questa sala per verificare, per esempio, come Dosso Dossi usi lumi e bagliori fantastici assai diversi da quelli - naturali -.di Garofalo; o come la vivacità espressiva delle figure di Mazzolino contrasti con l'intensa compostezza di quelle di Ortolano. In parte diversa è invece la fisionomia delle Romagne, una delle zone d'Italia più cocciutamente divisa in piccole signorie autonome, nessuna delle quali espresse un ruolo dominante, né dal punto di vista politico né da quello culturale. In esse la gravitazione politica implicava anche un preciso orientamento artistico: così Ravenna, come quasi tutte le città della costa adriatica, orbita in modo scontato attorno a Venezia; Faenza invece è decisamente aperta verso Firenze; mentre Forlì, specie durante la signoria di Girolamo Riario, nipote di papa Sisto IV, guarda verso Roma. Tuttavia, soprattutto sullo scorcio del Quattrocento, tali inclinazioni non appiattiscono un vivace e incessante sperimentare, evidente in particolare nelle opere degli artisti migliori. (E.D.)



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