Sala XXII
Francesco e Bernardino Zaganelli
Madonna con il Bambino in trono e i santi Floriano e Giovanni Battista
Madonna con il Bambino in trono e i santi Floriano e Giovanni Battista
Niccolo' Rondinelli
Madonna con il Bambino e i santi Nicola,Pietro,Bartolomeo e Agostino
Madonna con il Bambino e i santi Nicola,Pietro,Bartolomeo e Agostino
Marco Palmezzano
Madonna con il Bambino e santi
Madonna con il Bambino e santi
Marco Palmezzano
Madonna con il Bambino e santi
Madonna con il Bambino e santi
Niccolo' Rondinelli
San Giovanni Evangelista compare a Galla Placidia
San Giovanni Evangelista compare a Galla Placidia
Nicolo' Pisano (Niccolo' di Bartolomeo dell'Abrugia)
Madonna con il Bambino e i santi Giacomo di Galizia ed Elena
Madonna con il Bambino e i santi Giacomo di Galizia ed Elena
Nicolo' Pisano (Niccolo' di Bartolomeo dell'Abrugia)
Madonna con il Bambino
Madonna con il Bambino
Nicolo' Pisano (Niccolo' di Bartolomeo dell'Abrugia)
Madonna con il Bambino
Madonna con il Bambino
Ercole de' Roberti
Madonna col Bambino e i santi Elisabetta,Anna,Agostino e il beato Pietro degli onesti
Madonna col Bambino e i santi Elisabetta,Anna,Agostino e il beato Pietro degli onesti
Riprende in questa sala, dove troviamo un capolavoro di Ercole de'
Roberti, la vicenda della pittura ferrarese e romagnola. A cavallo tra
i due secoli a Ferrara le iniziative artistiche più significative sono
sempre legate alla corte ma, dopo l'allontanamento di Ercole, i pittori
locali si limiteranno a variazioni di scarsa vivacità e inventiva. Solo
col nuovo secolo, grazie anche alla mediazione di alcuni artisti
"forestieri" quali Boccaccio Boccaccino e Nicolb Pisano, si affaccerà
una generazione di pittori capaci di esprimersi ad altissimi livelli.
Mazzolino, Ortolano, Garofalo e Dosso Dossi pur non rinnegando la
tradizione quattrocentesca della loro patria, cercheranno altrove le
loro linee guida, favoriti il questo dalle predilezioni orientate in
senso veneto di Alfonso I d'Este, ma allineandosi d'altro canto alla
tendenza, avvertibile in tutta Italia, che riconosceva in Venezia e
Roma i centri dove si andavano elaborando le maggiori novità. Per tutti
questi pittori, infatti, l'esperienza fondamentale della giovinezza fu
la pittura di Giorgione prima e di Tiziano poi fondata sul colore e sui
valori atmosferici, che ciascuno di essi saprà amalgamare in maniera
originale con il Classicismo di Raffaello, fatto di fermezza nel
disegno, simmetria costruttiva che rispecchia un ideale di armonia tra
uomini e cose, espressività intensa ma composta. Non si deve pensare
però che ciò conducesse ad uniformità di risultati. Basta confrontare
tra loro le opere conservate in questa sala per verificare, per
esempio, come Dosso Dossi usi lumi e bagliori fantastici assai diversi
da quelli - naturali -.di Garofalo; o come la vivacità espressiva delle
figure di Mazzolino contrasti con l'intensa compostezza di quelle di
Ortolano. In parte diversa è invece la fisionomia delle Romagne, una
delle zone d'Italia più cocciutamente divisa in piccole signorie
autonome, nessuna delle quali espresse un ruolo dominante, né dal punto
di vista politico né da quello culturale. In esse la gravitazione
politica implicava anche un preciso orientamento artistico: così
Ravenna, come quasi tutte le città della costa adriatica, orbita in
modo scontato attorno a Venezia; Faenza invece è decisamente aperta
verso Firenze; mentre Forlì, specie durante la signoria di Girolamo
Riario, nipote di papa Sisto IV, guarda verso Roma. Tuttavia,
soprattutto sullo scorcio del Quattrocento, tali inclinazioni non
appiattiscono un vivace e incessante sperimentare, evidente in
particolare nelle opere degli artisti migliori. (E.D.)
Le altre opere esposte
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