Sala XXXVII
La toeletta di Venere
L'ira di Marte trattenuto da Venere
Gli svaghi di Marte e Venere
La morte di Adone
L'Olimpo (Incoronazione di Giove)
Sepoltura delle ceneri di Temistocle
Autoritratto con Gaetano Cattaneo, Giuseppe Taverna, Carlo Porta
Autoritratto
Ritratto di Giovanni Battista Sommariva
Ritratto della famiglia Borri Stampa
Malinconia
Ritratto di Teresa Manzoni Stampa
Ritratto di Alessandro Manzoni
Il bacio
Un vaso di fiori sulla finestra di un harem
Questa sala, che con la seguente chiude il percorso del Museo, ospita una rassegna, quanto mai breve per mancanza di spazio, delle raccolte ottocentesche della Pinacoteca disperse tra la Civica Galleria d'Arte Moderna di Milano, che si costituì a inizio secolo anche grazie ai dipinti e alle sculture di Brera, e tra svariate sedi di rappresentanza di pubblici uffici, dalla Prefettura al Tribunale e tanti altri. La cultura neoclassica e l'ambiente artistico che si sviluppò attorno alla Accademia di Belle Arti di Brera tra fine Settecento e primo Ottocento, quando Milano divenne capitale napoleonica e fu portato avanti il programma di interventi monumentali già avviato nel periodo delle riforme austriache, sono richiamati da una ristretta ma intensa serie di autoritratti di maestri dell' Accademia: da Martin Knoller, a Domenico Aspari, a Giuliano Traballesi, che, senza strappi con il passato, introdussero i principi neoclassici nella pittura; ma sono presenti anche Giuseppe Bossi e Andrea Appiani, massimi interpreti del Neoclassicismo in Lombardia, cui si deve la nascita del Museo e delle sue raccolte; accanto a loro Antonio Canova, l'artista più popolare del tempo, effigiato con scioltezza da Thomas Lawrence, e il conte Giovanni Battista Sommariva, il maggior collezionista di quegli anni, che tra il 1800 e il 1802 fu il vero padrone di Milano e accumulò un'enorme ricchezza, ritratto da Pierre-Paul Prud'hon, artista raro e tenero, involontario rivale di David. Il lungo periodo del Romanticismo e l'impegno civile e patriottico della pittura di storia sono esemplati quasi esclusivamente da Francesco Hayez, ritrattista prediletto dalla nobiltà e alta borghesia lombarda, che dalla cattedra di pittura di Brera, tenuta per mezzo secolo, esercitò una estesissima influenza sulla cultura artistica italiana. Le nuove tematiche dei pittori macchiaioli e divisionisti sono presentate con opere di grande e meritata notorietà, dal solare Carro rosso, accaldato e silenzioso, di Giovanni Fattori, al piccolo mondo rinchiuso e sereno, popolato di donne del Pergolato di Silvestro Lega.
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