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ANTONIO RAVA - La conservazione dei murales acrilici all'aperto

Lo sviluppo dei leganti acrilici negli anni '60, utilizzati per la pittura da cavalletto portò presto a sperimentare una nuova tecnica di pittura murale da applicare sulle moderne superfici di cemento con risultati molto incoraggianti...

La pittura forma una membrana impermeabile che consente però la traspirazione del vapore acqueo, riducendo il rischio che strati sigillanti si distacchino quando la pressione supera la forza adesiva della pellicola pittorica.
I supporti cementizi risultarono positivi per l’adesione di questi materiali, che si comportavano meglio sui substrati alcalini della pittura ad olio e degli smalti alchidici usati precedentemente da artisti come Siqueiros, perché non si alteravano a contatto con il cemento appena applicato. Infatti l’emulsione acrilica contiene una percentuale di sali di ammonio che mantiene il Ph tra 8 e 10 per consentire la massima dispersione in acqua del polimero acrilico.
Rohm & Haas, che è il maggiore produttore di dispersioni acriliche pure (Primal o Rhopex negli Stati Uniti) le ha propagandate da quarant’anni come materiali ideali per il consolidamento dei materiali cementizi di mattoni e delle malte in cui penetrano in forti diluizioni e aderiscono alle strutture porose interne.
Particolari problemi si pongono quando queste applicazioni pittoriche di colori acrilici in acqua vengono attuate all’aperto, perché le superfici sono soggette a violente radiazioni ultra violette, a variazioni repentine di temperatura tra il giorno e la notte e sbalzi di umidità relativa, un insieme di cause di alterazione che possono avvenire simultaneamente e aggravare le naturali trasformazioni del materiale nel corso del suo invecchiamento. Sono condizioni difficilmente simulabili nei test di invecchiamento artificiale, rendendo difficile la ricostruzione esatta dei processi di alterazione.
I materiali porosi esposti all’aperto sono soggetti a continui cicli di interazione ambientale con solubilizzazione delle componenti saline, che migrano cristallizzando e depositandosi al di sotto della superficie creando pressioni e deformazioni dirompenti alla pellicola pittorica.
Una parte dei componenti dell’emulsione acrilica è solubile in acqua e può quindi venir sollecitata a separarsi dall’aggregato e depositarsi in superficie dilavandosi progressivamente. E’ per questo che si notano frequentemente sulla superficie depositi biancastri di tensioattivi e agenti disperdenti che impediscono la piena fruizione dell’immagine pittorica e che devono essere asportati con cautela con mezzi a secco (gomma wishab, broomstick, spazzolini in fibra di vetro) o con acqua distillata tamponata in superficie.
L’impolveramento superficiale è legato alla caratteristica temperatura di transizione vetrosa piuttosto bassa di queste emulsioni che mantiene una leggera appiccicosità del materiale a temperatura ambiente attirando la polvere e il pulviscolo inquinante.
L’irraggiamento solare ha un’azione alterante per il film pittorico, perché gli acrilici hanno una buona durata agli U.V.A. ma si alterano con gli U.V.B., provocando scissione delle catene polimeriche e poi attivando una reticolazione che rende il film pittorico più rigido e fragile.
L’uso di Tinuvin della Ciba Geigy può migliorare il grado di protezione superficiale ai raggi UV, proteggendo l’integrità della resina e riducendo il livello di UV assorbiti nella superficie, agendo anche nella riduzione dello scolorimento dei pigmenti evanescenti.
Le temperature rigide causano un progressivo indurimento del film acrilico, che si cretta repentinamente quando è soggetto a temperature molto basse al di sotto dello zero.
I problemi che si pongono sono difficilmente risolvibili perché macchiature e scolorimenti sono fenomeni irreversibili e non mascherabili su campiture piatte, colorate e brillanti ed è perciò necessario prevenire per quanto possibile il danno intervenendo a conferire idrorepellenza per allontanare l’acqua, proteggere dalle radiazioni luminose con schermature e stabilizzatori dell’irraggiamento, applicare biocidi per evitare lo sviluppo di microrganismi riscontrati sui film acrilici all’aperto.
Le misure colorimetriche attivate nel tempo possono dar conto delle trasformazioni progressive, ripetendo le misurazioni negli stessi punti segnalati da una griglia grafica di riferimento. Le stuccature delle lacune con l’integrazione pittorica oltre a ricomporre l’immagine permettono la ricompattazione di un film pittorico infragilito e crivellato di cadute, consolidando in profondità i distacchi.
Vengono presentati alcuni casi per mostrare l’approccio conservativo ai dipinti murali acrilici all’aperto, come il dipinto di Guttuso al Sacro Monte di Varese e i dipinti di Salvo, Testa, Carena, Bertolini, Hsiao Chin e Molin al Museo di arte all’aperto di Maglione Canavese MACAM.
Nel caso del dipinto di Guttuso l’alterazione del film pittorico ha richiesto la riadesione del film distaccato mediante iniezioni e reforming a schiacciamento manuale e con calore limitato per recuperare la planarità, seguita da verniciatura superficiale con una resina polivinilbutirrale nebulizzata sulla superficie, dopo l’integrazione pittorica.
I dipinti di Maglione sono stati puliti e consolidati, recuperando parte della cromia che appariva offuscata al di sotto di coltri sbiancate e impolverate, proteggendoli dopo il ritocco con un protettivo idrorepellente traspirante silossanico che evita di ripetere le bagnature nel tempo.

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