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PATRICIA FALCAO - Apertura del vaso di Pandora, ovvero la maledizione del conservatore di video

Un conservatore di video assomiglia sempre un po' al mito di Pandora. Spesso ci troviamo di fronte a una scatola, che racchiude un videotape, senza sapere cosa contenga...

Qualche volta, forse, c’è l’indicazione del contenuto, ma in molti casi ho paura che ne possano uscire tutti i diavoli del mondo o, quanto meno, una sostanza appiccicosa che mi complicherà la vita…
Quindi, per cercare di rendere il mio lavoro di conservatore di video e quello di altri più facile, spiegherò e illustrerò cosa vuol dire la conservazione di videotape d’epoca, dal punto di vista di un conservatore che lavora con piccole collezioni, specificamente con collezioni di video art. Mi servirò dell’esempio del lavoro attualmente effettuato presso il New Media Conservation Department of the Bern University of the Arts BUA per il progetto di digitalizzazione delle copie originali delle opere di Jean Otth. Otth è uno dei primissimi video artisti svizzeri. Ha gentilmente prestato all’HKB le sue copie su bobine che ora stiamo copiando su file video digitali.
In termini più concreti, valuterò il tipo e la scelta dei master, quali informazioni il proprietario della collezione vorrebbe ottenere per avere il meglio in termini di risultati, in che modo tratteremo i nastri per riuscire a visualizzarli, un “normale processo di copia”, quali risultati si potranno ottenere, quale tipo di documentazione è prevista/richiesta quando si fanno copie di un nastro e, infine, una breve introduzione riguardante le opzioni, i vantaggi e gli svantaggi dei mezzi attuali impiegati ai fini della conservazione.

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