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TIZIANA CAIANIELLO - Attenzione: l'opera ci (ri)guarda!

Com'è noto, il termine video deriva dal latino e significa "vedo". L'atto del vedere non va però inteso come un consumo passivo di immagini, ma in senso attivo, poiché ciò che vediamo è profondamente influenzato dalle nostre abitudini percettive e dalla nostra cultura...

immagine per TIZIANA CAIANIELLO - Attenzione: l'opera ci (ri)guarda!

Nel momento in cui osserviamo un’opera d’arte, anch’essa “ci guarda”, nel senso che ci confronta con le nostre consuetudini ed il nostro sapere, mettendo in rilievo le nostre preferenze ed i nostri limiti. Abituati ormai all’estetica dei video su DVD, la qualità dell’immagine di formati più datati ci appare inadeguata. Ma fino a che punto quest’impressione è dovuta al degrado effettivo del supporto e dove entra invece in gioco la nostra abitudinarietà percettiva? Nel caso poi delle videoinstallazioni, ogni nuovo allestimento ci pone di fronte a difficili interrogativi: quali aspetti dell’opera riteniamo indispensabili per la conservazione della sua autenticità? Quali possono essere invece adattati alla nuova situazione e fino a che punto? Le nostre scelte conservative rispecchiano di volta in volta le risposte che diamo a queste domande, cioè la nostra interpretazione dell’opera, la nostra reazione al suo “sguardo” implacabile.
A causa del rapido sviluppo tecnologico, supporti e dispositivi di riproduzione che al momento della creazione di un’opera apparivano all’avanguardia diventano in breve tempo obsoleti, creando così numerose difficoltà nel reperimento di pezzi di ricambio o di apparecchiature uguali alle originali. Di conseguenza, in molti casi mancano i dispositivi per poter visionare opere su supporti di vecchia data o se ci sono, richiedono una manutenzione molto impegnativa. Per ovviare a questo problema, attualmente si ricorre spesso a procedimenti quali la migrazione (il trasferimento di video da un supporto ad un altro più avanzato, per esempio dal VHS al DVD, o l’utilizzo di apparecchiature più moderne delle originali, con il conseguente “aggiornamento” anche dell’aspetto dell’opera) o l’emulazione (la creazione di software e/o hardware che imitino l’effetto di programmi o dispositivi ormai obsoleti con strumenti moderni). Tuttavia questi procedimenti, pur essendosi ampiamente affermati nella pratica del restauro della videoarte, dal punto di vista teorico pongono problemi non trascurabili (come quello dell’autenticità dell’opera) e sono quindi ancora controversi.
I complessi problemi conservativi posti dai diversi tipi di opere raggruppate sotto il nome di videoarte non possono essere risolti con una “ricetta” standard o affidando semplicemente i restauri a tecnici specializzati in elettronica, ma richiedono un’analisi ermeneutica accurata delle singole opere da restaurare. Pur ponendo l’accento sul ruolo dell’interpretazione, non riteniamo affatto che le decisioni riguardanti gli interventi di restauro vadano prese in maniera arbitraria. Come sostiene Umberto Eco, bisogna saper distinguere tra un’interpretazione ed una “sovrainterpretazione”.
Per portare avanti la ricerca in questo ambito, la fondazione imai – inter media art institute di Düsseldorf ha dato vita al progetto Materializzazioni dell’effimero. La conservazione e rimessa in scena delle installazioni di New Media Art, che si propone di analizzare una serie di casi di restauro e reinstallazione di videoinstallazioni per poi trarne conclusioni di carattere teorico. Il presente contributo si basa sulle prime ipotesi di lavoro elaborate nell’ambito di questo progetto.


Immagine
Gary Hill
In Situ, 1986
tecnica mista
veduta d'insieme dell'installazione, Cornish College of the Arts, Seattle, 1987
Courtesy: imai, Düsseldorf

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