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THEA VAN OOSTEN - Colmare il divario fra scienza, industria, artisti e conservatori

Con sempre maggior frequenza l'arte moderna & contemporanea, oggetti e mobile di arte applicata, sono realizzati in plastica ed esposti in musei, edifici pubblici e spazi aperti...

Attualmente ci troviamo ad affrontare il problema della durata limitata di queste opere in plastica, cioè lo sgretolamento, la disintegrazione, la deformazione, l’incrinatura, la delaminazione, lo scolorimento e il trattamento con gesso.
Il processo di produzione di elementi di costruzione in plastica varierà a seconda dei diversi produttori. Inoltre, la realizzazione di oggetti d’arte, sia se opera dello stesso artista o dell’industria, presenterà differenze nella composizione del materiale dovute a circostanze ambientali durante la lavorazione.
Il processo di degradazione, la durata piuttosto breve della manutenzione da parte del museo e la mancanza di familiarità con la fabbricazione e la manutenzione, creano alcuni problemi con gli oggetti di plastica.
I laboratori delle industrie chimiche e quelli di controllo presso i produttori e gli istituti di scienza della conservazione, per esempio l’Instituut Collectie Nederland (ICN), stanno conducendo ricerche sul comportamento e le proprietà della plastica, allo scopo di risolvere i problemi citati prima.
I risultati di questi sforzi risultano talvolta difficili da utilizzare da parte dei conservatori o, almeno, per mancanza di tempo, risulta difficoltoso essere aggiornati sui più recenti sviluppi. Per superare questo problema, l’ICN, in collaborazione con lo Stichting Behoud Moderne kunst; Foundation of the Conservation of Modern Art (SBMK), ha organizzato delle giornate sui materiali speciali. Queste giornate sono impostate come una piattaforma per la diffusione della conoscenza fra scienziati, artisti, designer e conservatori.

Questa presentazione descriverà a grandi linee l’impostazione e i risultati delle giornate sui materiali speciali dedicate a schiume flessibili di poliuretano, polietilene, polipropilene e poliesteri rinforzati in fibra di vetro e saranno illustrati due progetti di ricerca, uno sul PVC e uno sugli elastomeri di poliuretano.

PVC
La ricerca scientifica sulla composizione dell’installazione Aeromodeller realizzata da Panamarenko è stata condotta presso il Netherlands Institute of Cultural Heritage (ICN) ad Amsterdam, Olanda.
Il pallone è costituito da pezzi vecchi (originali) e nuovi di polivinilcloruro (PVC).
L’adesivo di alcuni pezzi (riparati) è scolorito e appare marrone scuro/rossastro, mentre su altri pezzi riparati è bianco opaco. L’adesivo originale, visibile nelle saldature originali, presenta solo una decolorazione giallastra.
Sono state condotte ricerche sulla composizione dei diversi tipi di adesivo presenti sul pallone e sugli adesivi scelti per il restauro per conservare l’opera d’arte.
La ricerca riguardava i diversi pezzi e le pellicole originali e, inoltre, la quantità di elementi chimici ammorbidenti, ancora presenti, su queste pellicole.
Sono stati inoltre effettuati test sugli effetti del solvente usato per la rimozione dei vecchi solventi degradati, sulla pellicola e sull’effetto adesivo delle colle.
La ricerca è stata realizzata con lo spettroscopio di trasformazione a infrarossi di Fourier (FTIR) e con la pirolisi/gascromatografia/spettrometria di massa (Py-GCMS).
Gli spettri infrarossi sono stati registrati con uno spettrometro Perkin Elmer con spettro 1000 abbinato a un Golden Gate, un’unità ATR a singola riflessione con cristallo in diamante.
L’indagine sulla composizione degli adesivi originali ne ha identificato quattro di tipo diverso.
Sul pallone sono stati rilevati tre dei seguenti adesivi: adesivo a base di gomma di acrilonitrile/butadiene, uno di poliuretano/acrile di colore bianco e uno in PVC.
Le colle sulla pellicola di PVC sono state rimosse usando solventi di tipo diverso e gel solventi.
Un quarto adesivo, impiegato per riparare il pallone, dal nome Colle de Cologne del marchio Renia, è a base di neoprene (clorobutadiene).
In base ai risultati della ricerca si potrebbe effettuare una selezione degli adesivi a base di gomma impiegabili per il restauro.
Per il restauro sono stati scelti quattro adesivi a base di gomma, sottoponendoli a un test di resistenza alla defoliazione ed esaminando la loro applicabilità. Questi adesivi sono stati invecchiati naturalmente sotto l’influsso della luce diurna in laboratorio e invecchiati alla luce artificiale in uno Xenotester Atlas per indurre l’ossidazione.
Sulle pellicole di PVC sono stati effettuati test di pulitura e di estrazione. I risultati di questi test e di quello d’invecchiamento con luce artificiale sono stati riportati in una relazione.
Per la riparazione di piccoli fori e strappi si è scelto un nastro vinilico 471 3M®.
Si è esaminata la composizione dell’adesivo e del supporto indurente del nastro 3M®. Il supporto del nastro 3M® è un copolimero di PVC e PVAC (polivinlacetato) e l’adesivo è a base di gomma. La compatibilità di questo nastro e della pellicola di PVC è stata accertata usando il test di scorrimento. Tuttavia, per studiare il comportamento della pellicola di PVC e del nastro, sono stati condotti esperimenti, collocando la pellicola di PVC, attaccata con il nastro 3M®, in una camera di riscaldamento modificando l’umidità relativa.
Sono state esaminate diverse opzioni di colorazione della pellicola di PVC, testando vernici colorate a base di Paraloid B72 e il colorante Orasol. Si sono condotti test sull’invecchiamento con luce naturale e artificiale.

Si sono esaminati diversi adesivi per riattaccare le lettere nere di plastica del pallone. Si sono eseguiti test di invecchiamento con luce naturale e artificiale e con il calore. Infine si è usata una soluzione al 20% di Paraloid B72 e di etanolo.


Sedie Pratt ed elastomeri di poliuretano.

Verranno presentati l’esame e l’analisi di quattro “sedie Pratt” del designer Gaetano Pesce. La ricerca faceva parte dell’AXA Art Conservation Project in collaborazione con il museo Vitra Design. Vengono descritti il mondo del design, lo sviluppo tecnico, la produzione e la conservazione delle sedie. Le proprietà intrinseche del materiale a base di elastomeri di poliuretano, l’analisi dei materiali usati per le sedie e il confronto delle sedie esaminate spiegheranno le condizioni attuali delle sedie.

Gli elastomeri di poliuretano (PUR) con le stesse proprietà elastiche caratteristiche della gomma naturale o sintetica sono stati prodotti per la prima volta con il marchio Vulkollan in Germania negli anni ‘40 (Bayer 1963). Gli elastomeri di PUR si basano su prodotti derivati dalla reazione di poliaddizione di diisocianati e polietere o polioli di poliestere (dioli a catena lunga) e dioli a catena corta (estensori di catena). La proprietà simile alla gomma deriva dalla composizione degli elementi di costruzione del polimero; il segmento rigido è composto dal diisocianato e dall’estensore di catena, un diolo o una diamina, mentre il segmento morbido è composto dal poliolo a catena lunga. Potenziando il segmento rigido, cioè il diisocianato, si ottiene un aumento della forza del polimero.

Le quattro sedie Pratt fanno parte di una serie che Gaetano Pesce ha realizzato presso la Pratt School of Art and Design di New York nel 1984. Complessivamente, Pesce ha prodotto quattro serie di sedie Pratt. Una serie è costituita da nove sedie Pratt. Ogni sedia è fatta in elastomero di poliuretano di durezza diversa.

Per determinare i componenti delle quattro sedie sono stati prelevati dei campioni, esaminati con la spettroscopia di trasformazione a infrarossi di Fourier (FTIR). Gli spettri sono stati registrati con uno spettrometro Perkin Elmer con spettro 1000 FT-IR, abbinato a un Golden Gate, un’unità ATR a singola riflessione con cristallo in diamante (grandezza del campione: 0,6 mm2). Gli spettri sono stati registrati da 4000 a 600 cm–1. Si sono confrontati gli spettri infrarossi dei campioni con quelli di materiali di riferimento.

Dalla FTIR è risultato che tre delle quattro sedie presentano deboli bande di assorbimento a lunghezze d’onda di 3320 cm–1 (allungamento del gruppo N–H dell’uretano), debole assorbimento a 1730–1680 cm–1, (carbonile C=O) e forte assorbimento a 1221, 1108 e 1018 cm–1 (C–O–C), il che indica un elastomero del tipo poliuretano etere. La regione di allungamento del carbonile, che avviene a 1810–1670 cm–1, costituisce una regione eccellente per l’identificazione delle specie particolari.
La banda dell’amide I degli uretani (C=O) si presenta a una frequenza diversa dalle vibrazioni di allungamento C=O di altri composti, fra cui i dimeri e i trimeri.
Non è sempre possibile distinguere specie singole in miscele multicomponenti, poiché queste bande presentano tendenza alla coalescenza. Sebbene gli elementi di costruzione degli elastomeri di poliuretano usati per la fabbricazione delle sedie siano gli stessi, a seguito dell’aggiunta di percentuali diverse dei componenti iniziali, di agenti di cross-linking e di circostanze ambientali durante la lavorazione delle sedie, si formano diversi tipi di elastomeri, visibili nello spettro a infrarossi a diverse bande di assorbimento a 1730–1680 cm–1 di vibrazioni di allungamento del biureto e allofanato-carbonile.
Per comprendere le differenze delle proprietà meccaniche delle sedie, si è misurata la durezza shore con un durometro HPS (shore A DIN 53505, Hans Schmidt & Co. GmbH, Control Instruments).

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